Oggi l’arte elettronica rispecchia una sorta di nomadismo, come un viaggio tra le varie culture ed esperienze.
E’ un nomadismo professionale. E’ uno spostamento fisico e virtuale verso altre possibilità, per conoscere e capire ciò che è diverso e lontano e per aprire a se stessi e agli altri nuovi scenari, anche mentali.

Valori e convinzioni che sembravano incrollabili fino a ieri, oggi sembrano evaporati. Al loro posto abbiamo un caos di opportunità, stimoli, messaggi in cui c’è il pericolo di confondersi perché tutto sembra ugualmente importante. Occorre camminare con molta attenzione e con molta consapevolezza attraverso questi spazi reali e virtuali; occorre imparare a ragionare in modo trasversale, a vedere le cose con ottiche diverse, aprendo gli occhi sull’intimo oltre che sull’appariscente frivolezza dell’esteriore.

Le opere elettroniche che rispecchiano questo “nomadismo” permettono di attraversare culture, pensieri, valori che, contaminandosi, creano una situazione mentale, estetica e filosofica assolutamente nuova.

SYLVIE PARENT

Montréal (Canada)

di

Ida Gerosa

Attraverso Internet...

Attraverso Internet (…tanto per riferirsi al nomadismo...) i contatti sono diventati estremamente facili e la “contaminazione”, la fusione creatasi permette di raggiungere risultati innovativi assolutamente sorprendenti.

Con uno di questi contatti ho avuto l’opportunità di conoscere Sylvie Parent, studiosa, critico d’arte, curatore di mostre di “web art”.

L’intervista che le ho fatto mi ha permesso di dare uno sguardo all’arte fatta con un computer in Canada.

Ida Gerosa – Per favore, parlami di te, del tuo lavoro, dei tuoi interessi, di come sei inserita nel campo dell’arte a Montréal, in Canada, nel mondo.

Qual è l’orientamento artistico più diffuso in Canada e in particolare a Montréal?

Silvie Parent – Ho studiato Storia dell’arte e rapidamente ho cominciato ad interessarmi all’arte contemporanea. Quindi alla metà degli anni ’80 ho iniziato a lavorare nei musei e nel 1987 sono diventata curatore interno al Museo Guggenheim di New York.

Dopo sono stata associata principalmente con il Centro Internazionale d’Arte Contemporanea di Montréal e sono stata coinvolta nella organizzazione dei maggiori eventi come “The Hundred Days of Contemporary Art”.

Ho organizzato e concepito molte mostre per quella istituzione e altri Centri d’arte. Nello stesso tempo ho cominciato a lavorare frequentemente con artisti e organizzazioni italiane. Ho curato alcune mostre di arte italiana in Canada e viceversa ho presentato artisti canadesi in Italia.

Per quanto riguarda l’orientamento più diffuso in Canada, molti artisti sono conosciuti per le loro installazioni.

Alcuni fattori hanno contribuito al fiorire di questa arte: grandi studi, una limitata arte commerciale e scene d’arte che sono state largamente adottate dalle istituzioni e dalle organizzazioni finanziate da fondi pubblici che potevano così esporla.

Un altro importante campo nello scenario artistico canadese è la fotografia sperimentale, specialmente a Québec (Canada francese). Un notevole gruppo di artisti ha creato sculture fotografiche e installazioni esposte in tutto il mondo.

L’arte elettronica in Canada

I.G. – Sei interessata all’arte elettronica, alla Computer art?

Quali sono gli artisti canadesi più noti in questo campo? Quali strade hanno intrapreso? Qual è la loro poetica?

S.P. – Nel 1997, Claude Gosselin, direttore del Centro Internazionale d’Arte Contemporanea di Montréal (CIAC) mi ha chiesto di creare un giornale elettronico, CIAC’s Electronic Art Magazine (www.ciac.ca/magazine). Inizialmente la rivista voleva interessarsi di arte visiva contemporanea, ma noi abbiamo capito velocemente che molti artisti interessanti stavano creando lavoro per il web, ed è sembrato subito evidente che noi avremmo dovuto assolutamente parlare di questo, e a quel tempo non c’erano critici che si interessassero ai lavori creati per il web. Progressivamente il contenuto del giornale si è orientato in maniera tale da discutere quasi esclusivamente di questo tipo di arte (web art) mentre nello stesso tempo si assisteva allo sviluppo di questo fenomeno.

Nel campo dell’arte elettronica gli artisti che hanno maggior successo sono David Rokeby (robotic) e Luc Courchesne (installazioni interattive), hanno ricevuto molti prestigiosi premi e hanno una notorietà internazionale.

Dalla creazione della rivista in poi mi sono interessata sempre di più alla web art, e per questo preferisco parlare dei progetti basati sul web. Fra questi penso a “Body Missing” (www.yorku.ca/BodyMissing) di Vera Frenkel. Questo è molto conosciuto perché la sua prima versione è stata inserita in Documenta IX, nel 1992. E’ uno dei primiprogetti web basato sulla partecipazione ed è molto nella tradizione della “telecommunication arts”. Un altro dei primi progetti è stato creato da Janet Cardiff e da George Bures-Miller, che rappresenteranno il Canada alla Biennale di Venezia di quest’anno: “The Dark Pool”. (www.abbeymedia.com/Janweb/darkpool.htm)

Gli artisti che fanno parte di questo progetto hanno creato delle strutture narrative e un interessante uso di ipertesti per nuove forme di “storie” basati su testi e immagini.

Un più recente progetto che ha ricevuto molta attenzione è “The Stock Market Skirt” (www.bccc.com/nancy/skirt.html), è l’installazione interattiva in Internet di Nancy Paterson che indirizza gli aspetti specifici e transitori della rete.

Tra i miei progetti preferiti è “Dreamed” (www.dreamed.org) di Frédérick Benzile, ugualmente un lavoro storico. E’ stato creato nel 1996 e consiste in una collezione di sogni raccolti dall’artista e uniti uno all’altro da parole chiave. Era semplice nella sua presentazione, ma molto intelligente riguardo alla natura psicologica del cyberspazio.

Aree di “electronic art” nei Musei

I.G. – Un fenomeno crescente vede, ormai in tutto il mondo, la maggior parte delle più importanti istituzioni culturali aprire aree di “electronic art” a fianco delle sezioni di arte tradizionale. Come ad esempio al Whitney, al Metropolitan, al Moma di New York, o al Walker Art Center di Minneapolis, ma anche allo ZKM di Karlsrue (Germania), o al Guggenheim di Bilbao (Spagna), ma anche a Parigi, a Roma ecc.

Esistono anche in Canada? E quali sono i Musei che hanno aperto aree per l’arte elettronica oppure che pensano di farlo in un prossimo futuro?

S.P. – In Canada, ci sono ancora veramente poche mostre nei musei, nel campo dell’arte elettronica. Questo in particolare perché ci sono molte altre organizzazioni che si sono interessate della produzione e della presentazione dell’arte dei nuovi media negli anni passati, come la “Banff Center for the Arts”, “Interaccess” in Toronto, “Société des Arts Technologiques” (SAT) e “Studio XX” a Montréal.

I Centri che seguono lo sviluppo degli artisti come il “Western Front” in Vancouver e “Oboro” a Montréal, hanno aiutato molti artisti e hanno organizzato molti eventi.

Inoltre, il quartier generale dell’ “Inter-Society for Electronic Arts” era stato presente per molti anni in Montréal dove ha creato molte stimolanti iniziative. Il Festival del nuovo cinema e dei nuovi media, ha una nuova sezione, appunto, sui media sin dal 1997 ed ha molto successo.

La fondazione Daniel Langlois per l’Arte, Scienza e Tecnologia è anch’esso situato a Montréal. (Per maggiori informazioni guardate il sito preparato per il simposio organizzato dall’ISEA:www.isea.qc.ca/carto/cartocana.htm).

In Canada ci sono molti artisti che sono coinvolti nell’arte elettronica. Questo è un settore della creatività, veramente attivo. Al Centro Internazionale d’Arte Contemporanea in Montréal (CIAC), noi promuoviamo attivamente la web art pubblicizzando il giornale on line e inserendo quest’arte nella Biennale di Montréal, che è un evento importante.

Nell’ultimo anno ho curato una speciale mostra nell’ambito di questo evento intitolato “L’autre monde/Out of this World” che coinvolgeva dieci progetti web di artisti internazionali (www.ciac.ca/biennale2000/fr/electro/html).

Penso che sia importante presentare la web art in questo contesto. I maggiori eventi come la Biennale costituiscono certamente una buona occasione per presentarla perché attirano molta attenzione e contribuiscono altamente alla sua promozione. Essi mettono anche l’arte elettronica nelle più ampie prospettive.

L’arte visiva resta una potente rete

I.G. –Mario Costa, professore di Estetica all’Università di Salerno (Italia), dice:

“Le immagini elettroniche restano fino ad oggi prevalentemente di competenza del solo dominio tecnico/scientifico, senza che una sufficiente quantità di energia speculativa (di estetologi, critici, semiologi, storici dell’arte …) la abbia ancora approfondita dal punto di vista estetico e filosofico; la diffidenza/ostilità degli artisti nei confronti di queste immagini, mentre sottrae a queste ultime un patrimonio di esperienza e di inventiva, altrimenti disponibile, condanna gli attuali artigiani dell’immagine ad un ambito di progressiva e sempre più insignificante marginalità culturale. Ed è così che, mentre in paesi come gli U.S.A., il Giappone o la Francia o la Germania o anche l’Australia si va affermando un tipo di cultura basato su un uso esteso ed intensivo dell’immagine elettronica, qui da noi (Italia n.d.r.)essa è accuratamente tenuta fuori dai “territori dell’arte” o, se minimamente in essa accolta, fraintesa e snaturata nella sua essenza”.

Che cosa pensi di queste affermazioni? Succede ugualmente in Canada?

S.P. – E’ vero che le arti elettroniche sembra che abbiano impiegato più tempo per emergere ed essere riconosciute in Italia piuttosto che in altri posti. Ma io ho la sensazione che questa situazione stia cambiando rapidamente. Recentemente ho scoperto alcuni artisti italiani che creano arte per il web, come pure interessanti giornali elettronicie gruppi di discussione. Il famoso 01001011110101101.ORG di Bologna è stato invitato non tanto tempo fa dal “Walker Art Center”.

La scena dell’arte visiva resta, per una lunga tradizione, una potente rete di artisti, critici d’arte, editori, gallerie, collezionisti e musei specialmente in paesi come l’Italia. In qualche modo le arti elettroniche hanno difficoltà ad essere integrate in questa rete, anche perché vengono spesso viste come troppo tecniche e la loro estetica non è ancora ben capita, credo sia questo il motivo per cui sono state respinte finora. 

D’altro canto gli artisti che lavorano con le arti elettroniche possono avere un’attitudine ambivalente, essi vogliono stare fuori da questa rete perché la trovano troppo tradizionale, tuttavia desiderano il riconoscimento dato dai Musei e dai Centri d’arte, ma ogni settore è protettivo verso la propria rete.

Io credo che vi sia ancora molta tensione e incomprensione da superare.

In Canada, come dicevo, esistono le stesse tensioni, ma in altra maniera, perché vi è una forte separata rete per le arti elettroniche. Ciascun campo rimane nel proprio territorio.

Dal mio punto di vista, però, questo è un buon motivo per aprire porte e per iniziare un dialogo. Accadrà e potrà essere fruttuoso.

Ci saranno sempre delle cose interessanti nel futuro anche nei medium tradizionali.Ma come i fotografi del secolo passato hanno cambiato l’area di creazione, così ora la tecnologia digitale sta certamente rivoluzionando le arti. E’ inutile nascondere questo fatto o negarlo. Ciò non significa che altre forme di espressione scompariranno, soltanto cambieranno ed evolveranno.

I significati nell’arte elettronica

I.G. – Infine. Che cosa pensi delle mostre, degli eventi proposti oggi (sia dai musei che dai critici d’arte) rivolti più a stupire, sorprendere lo spettatore con opere che sembrano accattivanti, ma in realtà sono piuttosto lontane dalla vera arte?

Credi che all’orizzonte del nuovo millennio potremo finalmente compiere un ulteriore salto evolutivo di consapevolezza verso livelli più alti, in modo da poter ribadire l’importanza decisiva del confronto tra arte e tecnica? Pensi che potremo così arrivare ad un’ampia comprensione del contesto in cui siamo arrivati e ad intuire e a preconfigurare l’estetica del futuro che ci attende?

S.P. – Ci sono state molte mostre sensazionalistiche negli ultimi passati anni, che hanno raccolto lavori che realmente “sbattono in faccia” contenuti che sono estremamente diretti e qualche volta molto violenti. Essi adottano le stesse strategie dei media (televisione, pubblicità…) cercando la pubblica attenzione ad ogni costo e sembrano competere con loro. Secondo la mia opinione, benché spesso spettacolari, questi lavori e le mostre che le promuovono sono qualche volta veramente di basso livello e senza significati. Credo sia tempo di andare nella direzione opposta, di tornare alla lentezza, al silenzio e alla profondità.

Io non so se le arti tecnologiche raggiungeranno un livello di significati più profondi di altre arti. Semplicemente credo che ad avere successo saranno gli artisti che mireranno a questo con i loro lavori, in ogni campo di creazione, inclusa l’arte digitale. 

Senza ogni dubbio ci sono già molti lavori nel campo delle arti elettroniche che danno emozioni e materia di riflessione.

Sono veramente felice di constatare che un critico esperto come Sylvie Parent, che fa un lavoro di ricerca e di approfondimento importante, faccia queste affermazioni. Perché anch’io, come lei,sono assolutamente convinta che si sente ormai un bisogno assoluto di tornare indietro verso “la lentezza, il silenzio, e la profondità”. Siamo stati troppo insultati dall’aggressione visiva dei media e di alcune “opere d’arte”. Io personalmente, ad esempio, non riesco più a guardare la televisione perché propone solo situazioni e spettacoli violenti, aggressivi oltre che insignificanti e assolutamente lontani da qualunque forma di arte. E purtroppo molto spesso i “giovani artisti”, che evidentemente non hanno una personalità ancora ben definita e non sono così bravi da saper proporre un’arte viva, palpitante e stimolante che sappia veramente, intensamente rappresentare il mondo a loro contemporaneo, si fanno plagiare da quello che vedono tutti i giorni, ma solo in maniera superficiale, e soprattutto neanche provano a mettersi in sintonia con quello che potrebbero scoprire se si “azzardassero” anche a “pensare”. Ma la cosa peggiore è che trovano anche il supporto di alcuni critici che non riescono ancora a capire questo.

Sono inoltre felice di aver conosciuto Sylvie Parent perché la sua descrizione chiara e sintetica, dell’arte fatta con un computer in Canada, ci ha permesso di conoscere il lavoro da loro svolto, così ancora una volta abbiamo constatato che in tutto il mondo l’arte elettronica sta continuando ad essere considerata e a crescere.

E soprattutto ho trovato importante la sua affermazione “non so se le arti tecnologiche raggiungeranno un livello di significati più profondi di altre arti. Semplicemente credo che ad avere successo saranno gli artisti che mireranno a questo con i loro lavori, in ogni campo di creazione, inclusa l’arte digitale.”

Ida Gerosa

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