Verso una fruizione consapevole



claudio bianchi

              In un articolo tradotto in italiano e apparso su Pegaso (1985) dal titolo L'analogia come fonte di conoscenza, Konrad Lorenz sostiene la possibilità di utilizzare, sia in relazione ai caratteri comportamentali sia a quelli relativi alla morfologia, gli stessi metodi di confronto, cioè gli stessi concetti di analogia e omologia. In sostanza, nell'evoluzione culturale dell'uomo le relazioni tra omologia e analogia - tra affinità dovute a fattori storici e somiglianze dovute a sviluppi paralleli - corrispondono esattamente a ciò che avviene nella filogenesi delle specie, sì da porre esattamente gli stessi problemi. Quello che intende sostenere Lorenz è dunque che certi schemi comportamentali possono essere ereditati e che l'esistenza dell'omologia nel campo della trasmissione culturale umana da una generazione all'altra, è comprovata da numerosi fatti come, ad esempio, i prodotti tecnologici: la tecnologia, in definitiva, ebbe il proprio sviluppo concettuale indipendentemente dalla scienza.

             A metà dell'Ottocento gli uomini costruivano diligenze ponendole su linee ferroviarie, le prime navi a vapore altro non erano che navi a vela quadrate con una scomoda ciminiera; agli inizi del Novecento le prime automobili erano carrozze senza cavallo e così via per numerosi altri esempi. Siamo dunque in presenza di fattori coattivi che tendono alla conservazione di determinati aspetti storici a dispetto degli ovvi vantaggi offerti da soluzioni alternative ben più razionali e, soprattutto, più convenienti. La presenza dell'omologia culturale è appunto dimostrata, secondo l'etologo, dall'incredibile efficacia di tali fattori di preservazione.

E l'analogia come fonte di conoscenza?

Scrive Lorenz: "Un notevole esempio di due gruppi complessi di schemi comportamentali, evolutisi indipendentemente in specie lontane ma con molte indubitabili analogie, viene dal comportamento di amore e gelosia negli esseri umani e nelle oche".
Una volta stabilita l'impossibilità di una omologia comportamentale tra le oche e gli uomini, cioè chiarito che non è esistito un antenato comune alle due specie che condividesse il comportamento suddetto, e calcolata l'astronomica improbabilità che la somiglianza tra i due comportamenti sia frutto del caso, Lorenz assegna all'evoluzione dell'atteggiamento di amore e gelosia negli uomini come nelle oche, un identico (o quasi) valore di sopravvivenza. L'analogia consiste allora nel fatto che la somiglianza di questi due comportamenti derivi da una condivisione circa l'alto valore di sopravvivenza ch'esso forniva a entrambe le specie (o ai loro rispettivi parenti ancestrali). Forse, sostiene Lorenz, come fonte di conoscenza, questo tipo di analogia è marginale e, tuttavia, la sua importanza è tutt'altro che trascurabile. Certi tipi di analogie ci aiutano a comprendere il significato di determinati comportamenti che non sono spiegabili altrimenti; individuare schemi comportamentali che in passato hanno avuto valore di sopravvivenza  può rendere gli esseri umani più consapevoli delle conseguenze delle loro azioni. Se analizziamo la cultura umana con approcci e metodologie simili a quelle con cui gli studiosi di filogenesi comparata - i rilevatori di omologie - si approssimano ad ogni organismo vivente, se cioè "si osservano l'una di fianco all'altra, e in modo spregiudicato, la filogenesi di diverse specie animali e vegetali e la storia di diverse culture, - scrive l'etologo austriaco nel suo saggio L'altra faccia dello specchio - ci si troverà di fronte a due tipi di processi vitali che si svolgono indubbiamente a livelli di integrazione diversi, ma che, come tutto ciò che vive, sono allo stesso modo 'imprese per accrescere contemporaneamente sapere e potenza'.  Se tutti i sistemi viventi devono assolvere, per sopravvivere, a certe funzioni obbligate - respirazione, alimentazione, riproduzione, escrezione ecc., e se inseriamo all'interno del concetto di sistema vivente anche la cultura umana (cioè proponiamo una analogia) allora, scrive ancora Konrad Lorenz, "dopo che la cultura umana ha avvolto e permeato l'intero globo terrestre c'è il pericolo che sia uccisa dalle sue stesse escrezioni, che muoia di una malattia che presenta molte analogie  con la uremia. L'umanità sarà costretta ad inventare un qualche tipo di rene planetario - altrimenti morirà dei suoi prodotti di scarto". Il valore della analogia nello studio del comportamento appare in tutta la sua perspicacia, fornendo altresì strumenti concettuali adatti a procurare frammenti di conoscenza circa la trasmissione culturale: "non è privo di conseguenze sapere se un certo schema comportamentale riconoscibile possiede, o ha posseduto in passato, un valore di sopravvivenza per la specie: in altri termini, sapere che non è patologico".

L'analogia proposta da Lorenz tra omologia culturale e omologia filogenetica è un'analogia che ha vaste conseguenze di natura epistemologica. Egli sostiene che ogni adattamento, raggiunto da una specie animale o vegetale, può essere considerato come il frutto di un processo basato sul guadagno di informazione dovuto a variazioni d'origine genetica  e selezionate in base al valore di sopravvivenza ch'esse forniscono alla specie in questione. Tale conoscenza aggiuntiva viene ad accumularsi in quella grande riserva di conoscenza che è il codice molecolare del genoma, il pool genico della popolazione. Questa sorta di "banca dati" è ottenibile grazie alla formazione di strutture come la doppia elica del DNA, il sistema di scrittura umana, un programma computazionale e così via. Queste strutture sono fortemente conservative, sono cioè strutture di mantenimento di certe caratteristiche ben collaudate nel tempo e che garantiscono un notevole valore di sopravvivenza. Scrive Lorenz in L'altra faccia dello specchio: "La duplice azione esercitata da ogni struttura comporta un problema che si presenta ad ogni essere vivente, che si tratti di una specie animale o di una cultura umana: la sua funzione di supporto deve essere pagata con un irrigidimento, cioè con la perdita di una certa quota di libertà". La conoscenza, il suo immagazzinamento, si fonda pertanto sulla formazione di strutture rigide fornite di un'alta dose di invarianza che ne garantisca la sua relativa immutabilità e la conseguente trasmissibilità da una generazione all'altra. Tuttavia, il nuovo trova sempre spazio e collocazione negli "interstizi" della struttura conservativa, attivando la demolizione di certe sue parti insieme alla sua ricostruzione con del nuovo materiale informativo. Siamo di fronte alla ricerca del nuovo nella gioventù, alla persistente umana curiosità, alla fantasia come motore del rinnovamento così come, analogamente, parliamo di mutazioni, ricombinazioni, cambiamenti ambientali, migrazioni, adattamento e così via, per spiegare i processi di rinnovamento genetico nel mondo biologico. Il rapporto dialettico tra queste due funzioni antagoniste è comune praticamente a tutti i sistemi viventi compresa, dunque, anche la cultura umana.
 
 


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